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Lacquaniti

La famiglia Lacquaniti faceva parte delle famiglie nobili e feudatarie di Mileto, possedendo una "terra feudale in più membri in contrada Barletta", e come tale è compresa nel catasto onciario di Mileto al folio 437 tra i Baroni.

«L'attento spoglio dei registri parrocchiali della città di Mileto e della badia della SS.ma Trinità e dei bollari dei Vescovi di Mileto consente una parziale ricostruzione della genealogia dei Lacquaniti almeno a far tempo dal seicento.
E così abbiamo notizia di un Ottavio Lacquaniti, marito di donna Caterinella d'Aprile, viventi entrambi nei primi decenni del seicento e del fatto che Ottavio, insieme al fratello Giovanni Battista, marito di donna Eleonora ambesi di Polistena, istituì nella cattedrale di Mileto la cappella di giuspatronato familiare dedicata a S. Maria della Catena e ai Santi Giovanni Battista e Carlo Borromeo.
Anzi del predetto Giovanni Battista sappiamo dalle carte dell'Archivio Segreto vaticano (Congregaz. Conc. Relaz. Mileto N. 523 A f. 446) che il 5 dicembre 1634 era sindaco dei nobili della città di Mileto.
Ed ancora riprendendendo lo spoglio dei registri parrocchiali troviamo che dall'U.J.D Antonio Lacquaniti di Mileto e dalla moglie Soprana Signoretta di Tropea, mancata ai vivi il 5 novembre 1672, nascono una Antonia, che sposa nell'ottobre del 1672 don Antonio Santoro, una Beatrice che nel settembre 1660 sposa Leone Luca Pisani di Monteleone (a sua volta figlio di Ottavio e di donna Ippolita de Asti) e un gaetano, che impalmerà donna Cornelia Sergio e avrà ben nove figli. Un omonimo U.J.D. Antonino Lacquaniti di Mileto, dalla prima moglie donna Vittoria Teotino di Seminara avrà tra il 1670 e il 1673 quattro figli: una Mattea Isabella (che poi andrà in sposa a don Francesco Antonio Isaidia di Terranova), una Giulia Maddalena [la nostra ava, n.d.r.], una Isabella Teresa ed un Antonio, vissuto solo due giorni. Dalla seconda moglie donna Giulia Sergio, mancata ai vivi il 29 luglio del 1688, il predetto U.J.D. Antonino avrà tra il 1676 e il 1688 quattro figli, uno dei quali è quel Ranuccio Domenico, nato il 2 marzo del 1679 e morto l'11 febbraio del 1761, che sarà arcidiacono della cattedrale di Mileto. Sempre nella città di Mileto fioriva intorno al 1680 un Giulio Lacquaniti, marito di donna Caterina de Cesare di Nicotera, e padre di un Domenico, che avendo tolta in moglie donna Dianora del Campo procreava tra il 1698 e il 1722 ben sedici figli, tra i quali il menzionato don Saverio. Con donna Dianora, ultima della sua famiglia, i nobili signori del Campo si estinsero appunto nella famiglia Lacquaniti.
[...]
Giuspatroni anche del beneficio dedicato all'Immacolata, già della famiglia Sanzo, anch'esso con diritto di sepoltura, nella badia della SS. Trinità, e del beneficio di S. Domenico con altare proprio nella chiesa arcipretale di Jonadi, i Lacquaniti ottenevano nel maggio 1761, in persona di don Francesco lacquaniti e della moglie, indulto per la concessione dell'oratorio privato (Segr. Brev. 3498 ff. 63r e v. e 66) e il sindaco dei nobili della città di Mileto don Antonino Falduti, nella sua commendatizia dell'aprile dello stesso anno, teneva a sottolineare come "il ridetto don Francesco Lacquaniti non solamente è uno delli Patrizij ma il maggior benestante di questa prefata città (di Mileto), via più adesso che fu istituito Erede universale e particolare del quondam suo zio ex parte patris, Arcidiacono Dottor Ranuccio Lacquaniti di questa cattedrale, il quale Arcidiacono soggiornando nel Palazzo di detto Signor don Francesco, celebrava e facea celebrare Messa bassa nel Oratorio privato in virtù di Breve Apostolico..." e aggiungeva "il quale Signor don Francesco presentemente si ritrova carico di Famiglia, tenendo oltre la sua Signora Moglie altre cinque Figlie femine nubili...". Questo don Francesco, menzionato al folio 102 del più volte citato volume 6657 del catasto onciario come "nobile vivente", è marito di donna Caterina Migliorini, allora ventiduenne.
Altro nucleo "nobile vivente" è quello di don Saverio Lacquaniti, trentaquattrenne, marito di donna Francesca Lacquaniti, coetanea, e padre di donna Elianora, donna Serafina e don Domenico, tutti bimbi dagli otto ai quattro anni d'età. Donna Raffaella lacquaniti figlia di questo don Domenico nel 1745 seienne, e di donna Maria Boniti "patrizia di Pozzuolo", molto ma molto più tardi, nel 1806, Sposerà don Ferdinando Tromby di Monterosso, figlio di don Benedetto e donna Felicia Marino. Nei capitoli matrimoniali stipulati in Mileto il 13 febbraio 1806 la sua dote sarà fissata in ottocento ducati, duecento dei quali rappresentati da mobili e gioielli. Ce ne da notizia un dossier della predetta R. udienza (Cart. L 251-16 fasc. XIV, 1808).
Tra i rogiti del predetto notaio Gerolamo Marsico troviamo il testamento, del 7 agosto 1737, del signor don Gaetoano Lacquaniti di Jonadi che nel suo palazzo appunto di Jonadi detta le sue ultime volontà, istituendo eredi i figli, sacerdote Emanuele che vive nello stesso centro, sacerdote Tommaso Antonio che è parroco di Francica e suor Maddalena, non senza menzionare l'altro figlio "casato in Pizzo", la figlia Jolanda "casata in Jonadi", la defunta moglie donna Andreana Taccone, e la cappella di San Domenico, nella chiesa parrocchiale di Jonadi, di suo giuspatronato, di cui abbiam già fatto cenno.
Lo stesso notaio Marsico cura il 25 novembre del 1742 l'apertura del testamento di don Geronimo Lacquaniti di Mileto, che dispone che il suo corpo riposi "in questa Cattedrale nella propria sepoltura di mia Famiglia", istituisce erede il figlio Francesco e menziona la figlia Francesca moglie di don Saverio Lacquaniti, la propria consorte donna Anna Maria Coppola e "il signor zio arcidiacono Ranuccio Lacquaniti".
Per quanto riguarda in particolare Francica, lo stesso catasto onciario del 1746 ci fornisce la partita del "Signor don Gelasio Lacquaniti nativo della città del Pizzo, commorante e casato in questa terra di Francica che vive nobilmente d'anni quarantatrè": è marito della trentacinquenne donna Antonia Bisogni e padre di tre femmine dai tredici ai sette anni. Nel 1747-48 e nel 1761 don Gelasio è sindaco di Francica (Cart. P 348-12 fasc. II). E sempre in tema di cariche pubbliche, possiamo ricordare che sempre nel luglio del 1745 don Francesco Lacquaniti è sindaco dei nobili di Mileto (rogito del 13 luglio di quell'anno del notaio Gerolamo Marsico di Mileto), che nel maggio del 1749 stesso officio ricopre il già menzionato don Saverio Lacquaniti (rogito del 5 maggio di quell'anno del notaio Marc'Antonio Catalano di Mileto) e che, infine, nel dicembre del 1764 allo stesso officio è preposto don Domenico Lacquaniti (Cart. s.l. 499 fasc. IX).
A proposito del godimento di oratori privati va ricordato che il 29 novembre e il 2 dicembre del 1785 don Filippo, don Saverio, don Nicola e don Antonio, nonchè donna Anna e donna Concetta, fratelli e sorelle Lacquaniti, sempre della diocesi di Mileto, "qui more nobilium vivunt" e i loro genitori don Domenico Lacquaniti e donna Giulia Argirò ottenevano indulto per l'oratorio privato (Segr. Brev. 4068 f. 154 e 4060 ff. 81-83), che nel settembre del 1829 don Geronimo, don Raffaele, don Gregorio, don Francesco, donna Marianna e donna Teresa Lacquaniti e donna Maria Cristina Sarlo, moglie del predetto don Geronimo, ottenevano lo stesso beneficio, con estensione nel dicembre al loro genitore "barone don Francesco Maria Lacquaniti, decorato dell'Ordine della medaglia di bronzo (?)" (Segr. Brev. 4809 n. 91).
Un don Francesco Saverio Lacquaniti nel 1796 era R. Tesoriere Generale della Calabria.
[...]

Arma: d'azzurro al pozzo naturale col catino, accompagnato da due stelle d'oro».
(Von Lobstein, Settecento Calabrese vol III, pagg. 152-157)

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