La famiglia Argirò - La Casa Cucco-Marino

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La famiglia Argirò

Argirò, Protospataro, Cuccomarino
La famiglia Argirò, patrizia di Stilo, apparteneva alla più antica ed illustre nobiltà bizantina. Fedele Fonte, nel suo libro su Laureana di Borrello (Frama Sud editrice, 1983), spiega come «[…] nel tardo 900… vennero creati, anzi divulgati, i “temi”, il cui capo era lo “stratega”, che veniva nominato direttamente dall'imperatore; esso era un militare che riuniva anche i poteri civili, nel sec. X lo stratega di Calabria era l'eunuco Eustachio . Esso, per la sua particolare importanza, era fornito di truppe speciali, i cui ufficiali in premio del servizio militare ricevevano estensioni di terre nelle quali, poi, si installavano con le proprie famiglie approfondendo così le radici del bizantinismo oltre l'impero.
Così venne a stanziarsi da noi l'illustre famiglia Argirò , di origine greca». (1). «Questa famiglia “helheusa” traeva origine dal Charsianon ad oriente della Cappadocia, dove il suo più antico rappresentante, Leone , aveva combattuto per l'impero contro “les Pauliciens” e contro gli Arabi a metà del secolo IX. Due suoi figli sono stati guardie dell'imperatore, un terzo, Romano , combatté nell'agosto 917 contro Leone Phocas nella battaglia di Achéloos. Romano Argirò sposò tre anni più tardi la sorella dell'imperatore. Nel Charsianon la famiglia Argirò teneva grandi possedimenti. Un figlio di Leone, Mariano , dopo un'esistenza movimentata, viene nominato da Costantino VII (a. 944), per qualche anno, stratega di Calabria. Alcuni documenti provano che i discendenti della famiglia Argirò tenevano nell'Italia meridionale dei vasti possedimenti fino alla fine del secolo XI.» (2).

Nella foto: stemma in marmo degli Argirò sul portale della Chiesa di Santa Maria della Sanità di Laureana di Borrello, chiamata "chiesola" dai laureanesi. La Chiesa, sita in Via Melchi, fu costruita dagli Argirò nel XVII secolo. Dagli Argirò passo, per eredità, ai Lacquaniti Argirò e poi ai Muscari Tomajoli.

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(1). Fedele Fonte, “Laureana di Borrello”, pagg 64-65
(2). Fedele Fonte, “Laureana di Borrello”, pag. 82 n. 37
 
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