- La Casa Cucco-Marino

La Casa Cucco-Marino
e altre nobili Case alleate nella Contea di Arena
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"Purtroppo la politica di Costantino non fu poi seguita dai suoi successori: si ristabilì quella prerogativa imperiale di sancire la nomina dei pontefici; gli esarchi ricominciarono a intromettersi nelle elezioni papali e GIUSTINIANO II ,successo al padre Costantino, con lo scopo in apparenza di riordinare la disciplina ecclesiastica ma in sostanza per riaffermare “l'imperium” del sovrano sulla Chiesa, convocò nel 692, un concilio. Questo fu tenuto a Costantinopoli, in una sala del palazzo imperiale, in una sala con una cupola (“trullus”): che da questa ebbe appunto il nome di “concilio trullano”; da altri fu invece chiamato “quinisesto” perché si affermava che doveva servire a colmare le lacune del quinto e del sesto concilio. Al concilio trullano parteciparono duecentoundici vescovi, tutti orientali, che naturalmente vollero far trionfare le consuetudini della Chiesa d'Oriente in contrasto con quelle della Chiesa di Roma. Gli Atti del concilio, che dai Cattolici fu chiamato “erratico”, furono sottoscritti dall'imperatore, dai vescovi orientali e dai nunzi papali, ma il Pontefice SERGIO I , quando gli furono inviati perché li sottoscrivesse, indignato si rifiutò, provocando l'ira di Giustiniano, il quale mandò a Roma il protospatario ZACCARIAperché s'impadronisse del papa e lo conducesse a Costantinopoli, come quarant'anni prima era stato fatto all'infelice Papa Martino. Ma i tempi erano cambiati: sotto i colpi degli Arabi era scemata la potenza bizantina e quello sparuto gruppetto di truppe bizantine sparse qui e là in Italia non impressionavano, abbandonati com'erano, lasciati ad arrangiarsi da soli, come del resto a Costantinopoli avevano sempre fatto; e ci voleva poco per tirarseli dalla propria parte, bastava qualche soldo e un buon piatto di ministra calda assicurato ogni giorno. Inoltre cresciuta invece era l'autorità papale e nelle cittadinanze italiane organizzate militarmente si era sviluppato lo spirito dell'indipendenza, era penetrata la coscienza della propria forza e delle proprie risorse anche economiche. Appena si venne a sapere che il protospatario era in viaggio verso Roma per catturare il Pontefice, le milizie cittadine di Ravenna e della Pentapoli, in pieno assetto di guerra e al comando dei loro tribuni, mossero indignate verso la metropoli per impedire di fare violenza al “capo” del Cattolicesimo, che da Gregorio Magno, era anche qualcos'altro. Zaccaria giunto da poco a Roma quando fu informato dell'avvicinarsi delle milizie, ordinò prima -come se fosse lui il capo, ignorando che la realtà da un po' di tempo era ben diversa- che si chiudessero le porte, poi, accortosi che l'esercito della città assumeva verso di lui un atteggiamento ostile, invaso dalla paura, corse a rifugiarsi in Laterano e si diede a supplicare lo stesso Pontefice che non lo lasciasse in balia delle milizie. Finalmente aveva capito la realtà diversa! Le milizie intanto entravano a Roma a suon di trombe dalla porta di San Pietro e si recavano al palazzo lateranense, gridando che volevano vedere il Papa perché si era già sparsa la notizia che la notte precedente fosse stato “catturato” e condotto sopra una nave che doveva portarlo a Costantinopoli. Era una voce, ma le milizie la presero per vera, e tumultuando e minacciando di abbattere le porte, papa SERGIO I le fece aprire e si mostrò alla folla dalla basilica di S. Teodoro, sforzandosi di calmare gli animi eccitati; ma le milizie non vollero allontanarsi, sebbene assicurate, fino a quando il protospatario con una grande fifa addosso di finire linciato, non uscì da Roma sano e salvo anche se fra le ingiurie della popolazione. Questi fatti avvenivano tra il 692 e il 694. Quella giornata - scrive il Bertolini - fu una delle più memorabili nella storia dei papi. Ben si può dire, che da quella data fu l'inizio dell'indipendenza di Roma da Costantinopoli. Mentre l'impero nella fuga da Roma di uno dei suoi più alti dignitari tradiva la sua impotenza, il Papato vedeva ingigantire la sua opera spirituale e con la sua ormai potente oltre che capillare organizzazione, perfezionare e portare a termine anche quell'accentramento temporale compiuto sull'intera penisola italiana con la cooperazione dei suoi vescovi e monaci, ormai presenti in ogni remoto angolo del paese. Questo lavoro aveva fatto tacere per sempre l'antagonismo fra Ravenna e Roma e sorgere al posto di quello uno spirito di solidarietà, che dalle cose spirituali si estenderà spontaneamente in parallelo alle temporali. L'offesa recata al protospatario Zaccaria non sarebbe rimasta impunita se una rivolta militare, provocata dal malgoverno dell'imperatore e capeggiata dallo stratega LEONZIO, non avesse abbattuto GIUSTINIANO II che nel 695 ebbe mozzi il naso e le orecchie e fu esiliato in Crimea."
 
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